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Evidentemente il mese di novembre è quello che mi ispira di più per raccontarvi del mio viaggio dell’estate. Non so perchè, forse perchè sento il Natale che si avvicina, o i primi freddi, oppure anche perchè ritorna forte la voglia di partire per un viaggio nuovo.

Come alcuni di voi già sanno, lo scorso agosto sono partita con destinazione Nepal, e più in particolare destinazione valle di Kathmandu e Parco Nazionale del Chitwan. 10 giorni in un luogo completamente diverso da quello in cui sono abituata a vivere, un posto in cui desideravo andare da tempo.

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Come per il viaggio della Giordania siamo partiti con Avventure nel Mondo, viaggio Kathmandu, con un piccolo dirottamento di due giorni al parco. Esiste anche un’altro viaggio di AnM dedicato al Nepal, Tutto Nepal, ma sinceramente non me la sentivo di fare 4 giorni di trekking sull’Annapurna sotto il monsone.

Agosto in Nepal significa monsone e questo a sua volta significa avere a che fare con alcuni inconvenienti:

  1. Strade allagate
  2. Un’oretta di pioggia quotidiana
  3. Sanguisughe
  4. Zanzare
  5. Completa assenza delle montagne. L’Himalaya è sempre lì che ti guarda dall’alto ma tu non la vedi mai.

Detto questo capirete che se potete partire in un altro periodo è meglio, ma se non potete partite lo stesso. A Kathmandu fa caldo, ma è cmq a circa 1300m slm, quindi è quel caldo umido abbastanza sopportabile e non ci sono le malefiche zanzare portatrici della malaria. L’oretta di pioggia à tutto sommato sopportabile, basta un ombrellino (non un impermeabile, a meno che non vogliate sperimentare sul vostro corpo l’effetto serra). Le sanguisughe fanno solo schifo, ma sono innoque e cmq basta stare attenti. La cosa peggiore forse è l’assenza delle montagne, anche se rimane comunque tanto tanto tanto da vedere e respirare.

1° e 2°Giorno (5 e 6 Agosto 2011): Perso in areo e aeroporti

Per arrivare in Nepal in aereo è necessario fare scalo da qualche parte perchè dall’Italia non ci sono voli diretti. Questo significa fare un luuuungo viaggio per riuscire ad arrivare a Kathmandu. Noi abbiamo volato con la Oman Air, quindi abbiamo fatto scalo a Muscat e poi da lì siamo ripartiti alla volta di Kathmandu.

Dall’alto abbiamo dato uno sguardo al deserto roccioso dell’Oman, e mi è sembrato un altro di quei posti da visitare (e sono già troppi) anche se lì di sicuro non ci andrei d’estate, visto che c’erano ben 40°C di caldo umido.

In aereo ricordate di chiedere il posto finestrino lato sinistro all’andata e destro al ritorno: un po’ prima di atterrare a Kathmandu si vede benissimo l’Annapurna, nubi permettendo!

Siamo partiti di sera e siamo arrivati a Kathmandu nel primo pomeriggio del giorno successivo. Tra recuperare i bagagli e fare il visto (25$, ma accettano anche gli euro, noi abbiamo pagato infatti 20€) con una burocrazia in stile sovietico, siamo usciti dall’aeroporto nell’ora del monsone.

Le prime cose che mi hanno colpito di Kathmandu sono state la concentrazione di persone, il traffico e la totale assenza di illuminazione pubblica. Appena cala il sole fa buio buio, perfino in città.

Traffico

Il nostro albergo era l’Hotel Lai Lai a Chetrapati. Posto tranquillo, e abbastanza centrale, vicinissimo sia alla Durbar Square che al quartiere di Thamel. Le camere non erano meravigliose, ma comunque dotate di zanzariere alle finestre e ventilatore. Cosa ben più importante era in un posto tranquillo, e abbastanza centrale, vicinissimo sia alla Durbar Square che al quartiere di Thamel.

NB: Spostarsi con qualunque mezzo che non sia ‘a cavallo delle mutande’ in Nepal è un incubo. Il traffico è perennemente congestionato da qualunque tipo di mezzo di trasporto vi venga in mente e sembra non ci sia un codice della strada. Ciò significa che se scegliete di dormire in un hotel fuori dal centro dovrete mettere in conto ore e ore di spostamenti.

2° Giorno (7 Agosto 2011): Thimi-Changu Narayan-Bhaktapur

Il nostro giro della valle di Kathmandu è partito da Thimi, il paese dedito alla produzione dei vasi di terracotta. Ovunque ci sono persone dedite a questo lavoro e grosse pire in cui i vasi vengono fatti cuocere. La cosa strana è che non è prtevista nessuna produzione per i turisti, che magari potrebbero essere propensi a portarsi a casa un bel vaso souvenir, ma sono solo grossi vasi destinati proprio al mercato interno.

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Dopo Thimi ci siamo fermati al tempio di Changu Narayan, dedicato al culto di Vishnu, patrimonio dell’UNESCO. E’ un classico tempio a pagoda, e ciò che mio parere lo distingue dagli altri è il suo stato di conservazione: è l’unico in cui ho visto ‘restauratori’ all’opera e uno stato di degrado non avanzato. 🙁

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Alla fine della nostra giornata ci siamo spostati a Bhaktapur, una vera e propria città museo medievale ancora in vita. Un po’ come Venezia, ma viva. Assolutamente da visitare la sua Durbar Square, ma soprattutto vale la pensa di perdersi tra le viuzze di questa cittadina, di passarci la notte, andare a cena in uno dei ristoranti e osservarla anche poi la mattina seguente al risveglio.

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Da non perdere la visita al Peacock Shop, che si trova di fronte alla Peacock Window: una vera e propria cartiera artigianale, in cui osservare da vicino la lavorazione della carta dalla A alla Z.

Bhaktapur

3° Giorno(8 Agosto 2011): Bhaktapur-Kathmandu (Asan Tole, Durbar Square, Kathesimbu Stupa, Thamel)

Abbiamo lasciato la vita tranquilla di Bhaktapur e ci siamo immersi nel caos di Kathmandu. Siamo partiti per il nostro giro da Asan Tole, dove ci siamo sbizzarriti a ccomprare spezie, incensi e tè di ogni tipo a prezzi veramente irrisori.

Asan-Tole

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Da lì abbiamo camminato fino alla Durbar Square, dove siamo stati travolti da tantissimi induisti fedeli di Shiva e Vishnu.

Durbar-Square

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Abbiamo fatto un salto all’hotel per riprendersi un attimo e lasciare i bagagli e poi siamo ripartiti verso Thamel, passando dalla Stupa di Kathesimbu. La cosa pazzesca di questo tempio buddista è la quiete che lo circonda. Si cammina nelle incasinate strade della capitale, si volta l’angolo e c’è la quiete. Mi è sembrato un posto davvero magico.

Kathesimbu

Per cocludere la giornata shopping folle (in tutti i sensi!) a Thamel e cena a base di momo all’Old Tashi Delek Restaurant.

Thamel

4° Giorno (9 Agosto 2011): Dakshinkali – Chobar Gorge – Kirtipur – Swayambunath

Il martedì e il sabato, ma soprattutto il sabato, al tempio di Dakshinkali vengono compiuti i sacrifici degli animali per la dea Kali. La cosa, di per sè cruenta, diventa per le famiglie nepalesi l’occasione di consumare un pasto a base di carne. Intorno al tempio infatti ci sono dei veri e proprio bbq organizzati in cui si porta l’animale sacrificato e delle bancarelle di frutta e verdura e baracchini che vendono cibo da strada. Una vera e propria occasione per fare un picnic! 🙂

Dakshinkali

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Da Dakshinkali siamo passati dal ponte sulla Chobar Gorge e da lì ci siamo diretti al paesino di Kirtipur.

Chobar

Kirtipur

Da Kirtipur infine ci siamo diretti allo stupa budduista di Swayambunath, il tempio che più mi è piaciuto del Nepal. Si tratta del famoso tempio delle scimmie, che si trova in una posizione dominante sulla città.

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8 thoughts on “Namaste Nepal – Parte 1

  1. Emporio74

    Mi e’ piaciuto molto questo post. Spesso quando si racconta un viaggio si rischia di essere noiosi invece hai riportato le cose piu’ importanti e interessanti senza dilungarti.

    Ora non ci vorrano 4 mesi per leggere la seconda parte? 😀

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  2. marziatag

    Che bei colori, che belle foto.. immagino un viaggio stupendo! 🙂 Io adoro l'oriente, ma il nepal mi manca. Non voglio pensare a quante bontà hai mangiato!!!
    Un bacio Gaia
    P.S. Ho cambiato indirizzo, vieni a fare un giro sul nuovo blog http://www.darkchocolate.it

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  3. [ Anemone ]

    Cavolo Gaia! Sono così *___*
    Queste foto mi lasciano senza parole!

    E poi racconti tutto con una proprietà di linguaggio tale! Nel senso che si vede che ti sei informata molto bene prima di partire!
    Un bacione tesoro!

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