Cosa vedere e cosa fare a Sydney: una guida alla scoperta della città

Nella mia mente la metropoli australiana era un’entità confusa: una città lontana, di cui in realtà sapevo poco. Perché ci saremmo dovuti andare? Cosa avremmo dovuto sapere di un posto quasi agli antipodi? Me la immaginavo un po’ americana, un po’ awanagana, e mi vedevo girare come un italiano in Australia messo poco meglio di un qualunque Alberto Sordi. In pratica non sapevo nulla, stile John Snow. Come è facile immaginare appena ho iniziato per davvero a capire cosa fare a Sydney e come interpretare l’australianitàche è una parola appena inventata da me, ho realizzato alla svelta che molte delle mie idee erano sbagliate.

Le scoperte sono state veloci quanto spiazzanti: Sydney è molto più British che American. A parte la storia dell’accento: puristi della pronuncia inglese fatevi il segno della croce. Sydney è una città viva e cosmopolita. Gli australiani (soprattutto a Sydney) corrono come matti, fanno tutti jogging e cercano di stare bene. A loro modo sono uno dei popoli più edonisti che ho mai incontrato. Il centro di Sydney si gira – quasi – bene a piedi. Ci sono centinaia di ristoranti etnici meravigliosi che fanno dimenticare la tristezza della cucina locale, che non esiste (rivendicano il fish&chips e poco altro, ma secondo me gli avocadi sono il piatto migliore che hanno, fate voi!). Infine ho scoperto che per esplorare Sydney vanno benissimo battellini, bus e percorsi pedonali. Una grande idea (di Gaia) è stata comprare subito la card Opal per poter prendere tutti i mezzi.

Ritornando al tour: nel nostro viaggio di nozze siamo arrivati in volo a Syndey da Singapore. Il primo impatto è stato dunque con il meteo australiano: dopo l’afa micidiale dell’equatore, la brezza marina del porto di Sydney mi è sembrata il paradiso terrestre (eravamo lì ad agosto). Gaia aveva come missione personale quella di acquistare un didgeridoo gigante. Ora, il prezzo di un didgeridoo originale, anche di medie dimensioni, supera facilmente i duecento dollari. L’arte aborigena è carissima e considerati i problemi che l’Australia ha affrontato con la questione “aborigeni” mi sembra una strana nemesi, di cui io ho fatto le spese. Infatti ora abbiamo un  simpatico didgeridoo in casa. No, non lo sappiamo suonare.

Quanto costa il didgeridoo che abbiamo comprato a Sydney?
Ammirate il possente didgeridoo acquistato a caro prezzo da Gaia contro ogni buon senso. Ora troneggia (?) in mezzo al caos, tra la tv e la libreria, puntellato dai telecomandi.

Ma non divaghiamo. La vera verità è che Sydney è proprio un posto figo, pieno di cose da fare e da vedere. C’è un mare (oceano) bellissimo e per non scrivere troppo ho dovuto perfino tagliare. Le tappe che seguono sono quindi un distillato imperdibile, fatto su misura per chi passa dalla capitale australiana per due giorni o poco più. Una nostrana hit parade, una guida alle attrazioni di Sydney, per non dire delle spiagge dove mi vorrei definitivamente trasferire.

Vista dell'oceano a Sydeny
Ecco dove sarebbe il caso di venirmi a cercare. . . Sydney, orizzonte il mare.

SYDNEY D’ALTRI TEMPI O “THE ROCKS”

Casette basse e vie strette, sembra di stare in Europa. Non a caso è la parte più antica di Sydney, strategicamente vicina a Circular Quay. Io e Gaia siamo finiti qui, a zonzo, la prima sera, stanchi del viaggio e bisognosi di un’atmosfera più paesana che cittadina. Ci sono moltissimi locali, pub e birrerie qui. La cosa buffa è che per decenni questa è stata una zona malfamata e in origine era una mezza colonia penale per i deportati dall’Europa. Andate qui oggi per un aperitivo tra musei e e negozietti artistici o per un hamburger gigante accompagnato da una pinta artigianale australiana.

IL CENTRO DEL CENTRO: CIRCULAR QUAY E SYDNEY OPERA HOUSE (E HARBOUR BRIDGE)

Circular Quay è il centro. La mattina del nostro secondo giorno, siamo andati qui, freschi e ripostati per camminare sul lungo mare, tra vie chiuse al traffico, centri commerciali, banchine da cui partono tutti i battelli della città. Camminando in lungo e in largo si arriva da Macquarie Street alla iconica Sydney Opera House, l’edificio delle vele, proprio accanto al gigantesco Sydney Harbour Bridge. Se potete, entrate nell’Opera House e fatevi un giro sul ponte. C’è una bella vista. In realtà io il ponte lo volevo scalare in arrampicata – si può fare – ma Gaia mi ha fatto rinsavire. In questa zona ci sono spesso anche street artist e molta gente a passeggio, per mangiare però non è il massimo. E’ la “vetrina” di Sydney e i prezzi sono piuttosto alti!

vista di Harbour Bridge e Circula Quay
Uno scorcio da dietro Harbour Bridge, con tipico battellino da e per Circular Quay

L’INASPETTATA BELLEZZA DEL ROYAL BOTANIC GARDEN 

Quando ci siamo stufati del centro. . .  è stato facile. Proseguendo dietro l’Opera House si entra in un mondo verde, curatissimo e inaspettatamente esotico. Il Royal Botanic Garden è stata una rivelazione. Ci sono decine e decine di varietà botaniche e ovunque uno scenario da cartolina. Un luogo ideale per una camminata, e per riprendersi dal jet lag. Si può anche calpestare l’erba, nel senso che il contatto con la natura è esplicitamente incentivato: toccate, uscite dai sentieri, osservate. Dentro i giardini c’è un bel ristorante/café. Non proprio economico, ma vale la pena fare una mezza colazione circondati dalle piante.

Royal Botanic Gardens di Sydney
Esplosione di verde ai Royal Botanic Gardens di Sydney

COSA FARE A SYDNEY PER FORZA? LET’S GO SURFING!

Il pomeriggio io e Gaia ci siamo guardati in faccia e complice un incoraggiante sole australe abbiamo detto: “Mare!”. Così siamo saltati su uno dei tanti bus che dal centro portano verso Bondi Beach la spiaggia dei surfisti! E i surfisti c’erano! E c’era anche l’aria svagata e un po’ cazzara che mi ha fatto innamorare di questa spiaggia all’istante. Il mio cervello rovinato dai film pensava a Point Break, a Keanu Reeves praticamente bambino che vola su quella dannata ultima onda (lo so che l’ultima scena non è ambientata a Bondi Beach, ma è sempre in Australia e ci siamo stati!). La spiaggia di Bondi è proprio ganza, piena di gente bella e bruciata dal sole, senza scarpe, relaxed e un po’ hippy. Ma anche parecchio salutista: son fissati con le centrifughe qui! Da Bondi io e Gaia ci siamo scarpinati un 6/7 chilometri fino ad un’altra bella spiaggia: Coogee Beach. Lungo il piacevolissimo percorso pedonale accosto all’oceano centinaia a di runner che quasi viene voglia di correre (non a Gaia, tranquilli). Per i fissati dell’immobiliare c’è di che divertirsi, case da sogno ovunque. Abusi edilizi in Australia? Sono ville con piscina e terrazzo praticamente dentro il mare, maremma australiana!

murale a Bondi Beach
In questa foto potete riconoscere un marinaio psichedelico estremamente attraente e un simpatico murale – dove se non a Bondi Beach?

MI TRASFERISCO A MANLY, IN AUSTRALIA, CIAO!

Il terzo giorno ci siamo spostati a nord con un traghettino comodo comodo che salpa dagli  attracchi di Circular Quay, direzione Manly Beach. La spiaggia di Manly è circondata da uno del “quartieri” periferici più belli di Sydney: case colorate, negozi, surf, sportivi e gente a passeggio. Dà proprio l’idea della vacanza perenne, del posto dove sarebbe giusto vivere, un anno, due, svegliandosi la mattina per andare a fare surf, poi una corsetta, poi un ricca colazione (con almeno due avocadi) e poi sole e mare. E il lavoro da fare a Manly? Lavoro? Quale lavoro?

Manly Beach al calar del sole
La spiaggia di Manly al tramonto
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