Risolat alla vaniglia
L'altro giorno una collega, per la pausa yogurt di metà mattina, si è portata il risolat. E tutte noi altre: "Noooo, buono il risolat! Quanto tempo che non lo mangio!".…
L'altro giorno una collega, per la pausa yogurt di metà mattina, si è portata il risolat. E tutte noi altre: "Noooo, buono il risolat! Quanto tempo che non lo mangio!".…
Oggi voglio parlarvi del libro di cucina con cui sono cresciuta: il libro di cucina toscana di Petroni (in realtà credo che quello di mia mamma fosse una vecchia versione di quello sulla cucina fiorentina, ma appena ho avuto una cucina tutta mia mi sono fatta regalare questa nuova versione).
Parto dal più evidente difetto e poi passo a raccontarvi i pregi: le fotografie sono pessime!!! Ma io dico, il libro non è certo uno di quelli fatti in casa, e l’editore è importante, per cui..ma non potevano ingaggiare dei fotografi un po’ più bravi? Sembra di stare dentro un libro di cucina degli anni 80, mentre questa edizione è nuovissima!! Bah..!
Perchè mi piace, e mi è sempre piaciuto: le ricette sono perfette, i procedimenti spiegati bene e le dosi giuste. Se poi è richiesto un ingrediente o uno strumento particolare c’è la spiegazione sotto la ricetta, e vi assicuro che di spiegazioni ce ne sono tante, perchè le ricette sono antiche: vi dico solo che una sezione del libro è dedicata a “Pesci, ranocchie e chiocciole“! In più per le ricette legate ad una particolare festa tradizionale viene indicato sia la festività che l’origine geografica di quel piatto.
Se siete interessati alla cucina toscana questo libro fa per voi. Volete per esempio sapere che differenza c’è tra il pan co’santi senese, il pandiramerino fiorentino e la panina casentinese? In questo libro trovate la risposta. 🙂
(Per la cronaca questi tre dolci sono moltomoltomolto simili, ma: nel pan co’ santi, che viene mangiato per la festa di Ognissanti, ci sono le noci, nel pandiramerino, che viene mangiato per il giovedì santo, ci sono zibibbo e rosmarino, nella panina, che invece viene consumata durante il pranzo di Pasqua, ci sono alcune spezie tra cui zafferano e cannella!).
I miei segnalibri nella sezione dolci: Biscotti di prato, cavallucci senesi, cenci, copate bianche di Siena, frittelle di catagne, frittelle di mele, gattò aretino, mantovana di Prato, necci o bollenti, pan co’ santi, pandiramerino, panforte di Siena, pesche di Prato, pinolata, quaresimali, schiacciata con l’uva, schiacciata alla fiorentina, sfratti maremmani, torta di riso, zuccotto.
Come vi ho raccontato nello scorso post ho avuto l’onore di ricevere a casa una bottiglia di Albone, un lambrusco prodotto dal podere Il Saliceto, per poter partecipare al contest indetto da Senza Panna in collaborazione con Percorsi di vino e il Saliceto, appunto.
Devo però confessarvi una cosa: io di vino non ci capisco proprio niente. Non mi piace così tanto, mi provoca strane reazioni allergiche e preferisco in assoluto una buona birra, o più semplicemente dell’acqua frizzante. Mi sono perciò trovata un po’ in difficoltà nella scelta della ricetta per questo contest: c’era un rischio elevato di fare un abbinamente totalmente sbagliato per il lambrusco. Per questo, anzichè scegliere un piatto da abbinare al lambrusco ho scelto una ricetta con il lambrusco.
Questi biscottini mi sono piaciuti per il loro carattere rustico, senza ingredienti strani (sono anche naturalmente senza lattosio, quindi perfetti per gli intolleranti!)..sono veramente un dolcino come quelli di una volta. E lo testimonia anche il fatto che come unità di misura si usa il bicchiere anzichè grammi o litri. Io ho provato anche a inzupparle un un po’ di lambrusco…la morte sua! 🙂