Tre giorni a Londra: le nostre scoperte

Londra è forse una delle prime mete che tutti i viaggiatori affrontano: da soli, in coppia, in gruppo, per qualche giorno o giusto in uno scalo, credo che mezza Italia abbia passato almeno un po’ di tempo nella capitale del Regno Unito. Io e Gaia non facciamo eccezione. Entrambi abbiamo visitato Londra in diverse occasioni, ma abbiamo voluto tornarci in coppia e da adulti, per ‘scovare’ alcuni angoli meno noti, o goderci parti della città che di norma non sono incluse in un primo viaggio nella terra della Regina Elisabetta.

In questo post vi racconterò quindi la ‘nostra’ Londra, con qualche dritta e un taglio personale, senza la pretesa di riassumere tutto il ‘visitabile’ di una delle città più belle del mondo e tenendo presente i due capisaldi del buon turista londinese: alloggio e volo. Londra è ben servita ma un hotel nella Zona 1, vicino a una fermata della Metro, cambia – e di parecchio – la qualità del soggiorno. Per non impazzire (ci sarebbe da scrivere un trattato!), molto semplicemente, conviene dare un’occhiata alla buona selezione di hotel a Londra su Hotelsclick.com e iniziare a studiarsi bene prezzi, location e recensioni. Per i voli, altro argomento topico, la questione è meno facile. Cercate, cercate, cercate: le compagnie low cost variano ormai le proprie tariffe ogni giorno, direi anzi ogni ora. Controllate sull’arcinoto skyscanner.it e poi direttamente sui siti delle compagnie (Ryanair e EasyJet su tutte). Appena trovate un prezzo adeguato alle aspettative, non esitate!

Una volta trovato volo e alloggio, direi che il più è fatto! Scherzi a parte, immaginando di partire un venerdì, potreste procedere così per affrontare un ritorno a Londra, ovvero leggeteci. Tre giorni a Londra: le nostre scoperte!

Tre giorni a Londra: le nostre scoperte
L’iconico Millennium Bridge e sullo sfondo la St Paul’s Cathedral

Il primo giorno a Londra

Io e Gaia siamo arrivati precisi precisi per l’ora di pranzo in centro. Abbiamo mangiato da Pret a Manger perché Gaia lo adora (ma perché?). Poi non abbiamo resistito e ci siamo fatti un mini-turbo-tour di poche ore. La missione: (ri)vedere quanta più Londra turistica possibile in meno tempo possibile, sgombrando così il campo per i giorni successivi. Ci siamo ingollati tutti i sightseeing camminando lungo il Tamigi dal Tower Bridge fino al Big Ben. Poi Buckingham Palace, Trafalgar Square, Oxford street, Piccadilly Circus e per finire a cena nella zona di Covent Garden. Inutile dire che per chi arriva a Londra per la prima volta, forse, conviene prendersi un po’ più di tempo e fare riferimento anche a una guida tradizionale. . .  Poco prima della cena siamo andati alla stazione di King’s Cross in pellegrinaggio religioso. Essendo io una delle massime (autonominate) autorità potteriane della Toscana – forse del mondo -, non potevo esimermi dalla ricognizione del binario 9 e 3/4. Triste epilogo. E’ una trappola per gonzi. Zero ‘magia’ ma vendita di foto stile Gardaland e uno shop di merchandising harrypotteresco piuttosto caro. Fine. In effetti a ripensarci, cosa avrei dovuto aspettarmi?

Il secondo giorno a Londra

Già sazi di orde turistiche, la mattina del secondo giorno ci siamo spostati nell’East End, precisamente nel London Borough of Tower Hamlets, ovvero, come dicono i londinesi con un certo humor tagliente, a Bangla Town (a causa dell’alto numero di immigrati asiatici – odore di curry ovunque!). L’East End ha visto un’urbanizzazione ‘movimentata’ negli ultimi decenni e ora è un insieme di strade colorate, vitali, very British e insieme cosmopolite e ‘strane”. Ci siamo fatti a piedi su e già Brick Lane e le strade vicine. Volevamo vivere la Londra dei ristoranti indiani (del Bangladesh anche) e dell’arte di strada, essendo Bansky uno dei miei (modesti) miti personali. Siamo passati poi da Spitalfields. Qui il sacro demone dei mercati – funesto nume tutelare di questa vacanza – si è impossessato di Gaia e ovviamente siamo infilati nell’Old Spitalfields Market. Molto carino: tante cose da mangiare e assaggiare, oggettistica, vestiti: un posto pulito e ben organizzato, dove Gaia ha speso in allegria!

Tre giorni a Londra: le nostre scoperte
Graffiti – arte – su Brick Lane

Mercatino per mercatino io ho piantato una bizza. E per pranzo sono voluto andare a Camden Town. Non posso dirvi che è bello, né che è poco visitato . . . è un macello in realtà, è kitsch e insieme vero, esagerato e finto, eppure con ancora qualche angolino mitico di pura londinesità brit-pop. O almeno a tratti mi è sembrato. Abbiamo mangiato schifezze – ma di origine biologica! – e chiuso con un post-coloniale cocco a bere, robe da Londra insomma!

Camden - dettaglio con corvo
Camden – dettaglio con black bird

Per fortuna nel pomeriggio Gaia aveva un piano più serio: Primrose Hill. Nella mia vasta e imperdonabile ignoranza non conoscevo la Collina delle Primule, un pezzettino di Londra dove credo chiunque (miliardario) vorrebbe vivere. Un parco meraviglioso, curato e non sconfinato, a misura di passeggiata e corsettina. Dalla cima, dotata di panchine e di studenti innamorati mano nella mano, si vede quasi tutta Londra. Pace e serenità e poca gente, tutta rilassata. Primrose è stata una gemma!

Il terzo giorno a Londra

Abbiamo proseguito nella nostra ricerca di una Londra easy e un po’ hipster, da vedere a piedi e ben pettinata: una città da sogno, in pratica da quello che non siamo, cioè ricchi! Così ci siamo fatti a piedi il vasto Portobello Market, scendendo per Portobello Road insieme a una fila di turisti multietnica e distratta, lungo tutto il mercatino, perdendoci un po’ fra le anticaglie e la paccottiglia. Io ero in caccia di orologi vintage, come al solito, che ho trovato e non comprato. Prezzi folli. Gaia puntava vestitini e stampe. Alla fine abbiamo fatto una seconda colazione (o terza) nella Hummingbird Bakery (Gaia dovrà scrivere di questo paradiso dei cupcake) e finito con trascinarci entusiasti per il quartiere di Notting Hill, sì, quello del film e del famoso carnevale.
Nel primissimo pomeriggio abbiamo preso la metro e visto un altro insolito luogo di Londra: Little Venice. Di veneziano c’è poco, ma i canali urbani, con decine di barche-case ormeggiate, sono caratteristici e affascinanti. E’ un quartiere che negli anni da alternativo è diventato (molto) upper middle class, ma piacevolissimo da attraversare.
Nel pomeriggio ci siamo spostati verso Greenwich. Nessuno di noi due ci era stato prima. E abbiamo sbagliato perché il quartier(one) è bellino e l’Osservatorio merita. E’ in un parco, in alto, c’è una bella vista e un’interessante spiegazione/museo sui meridiani, il tempo, gli orologi. Vi potrete selfiezzare sotto il meridiano ‘zero’ ed esercitarvi nella pronuncia. Pensavate infatti che Greenwich si leggesse green – come verde – più wich? Figuratevi! Si legge/’grenɪt∫/ oppure /’grɪnɪdʒ/, cioé: la doppia ‘ee’ di green è una mezza ‘i’ breve e aperta, tipo una ‘e’ strozzata. Pensate al verso della ranocchia: Grèn! Grèn! Ecco. . .  e poi la ‘w’ (sorpresa!) è muta. E infine il ‘ch’ diventa una ‘g’ o a piacere, olé, una ‘c’ semplice morbida (come quella di ‘cibo’). Risultato delirante non in scrittura fonetica: ‘Grènic‘!
Tre giorni a Londra: le nostre scoperte
La vista dalla collina dell’Osservatorio di Greenwich
Abbiamo chiuso la tre giorni con la realizzazione del mio sogno di bambino e siamo andati a vedere il Cutty Sark, il mitico clipper inglese esposto in una piazza al centro del quartiere. Il veliero trasportava tè, lana e spezie dalle Indie e ora – dopo mille vicende – è visitabile. Sarà stata la mia nota fissazione con il mare o le vele, ma a me è piaciuto tanto!
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18 thoughts on “Tre giorni a Londra: le nostre scoperte

  1. Federica

    Tanti intessanti spunti in questo tuo post, non conoscevo la Collina delle Primule, deve essere davvero un bel parco! 😊

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  2. Camilla

    Sono stata soltanto una volta a Londra, ma vorrei tornarci presto!
    Grazie a questo tuo articolo ho scoperto un sacco di posti interessanti! 🙂

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  3. Katia - Il Miraggio Consigli di Viaggio e Arte

    Londra: ci sono stata solo due volte e l’ultima è stata ben 10 anni. Prima o poi ci voglio ritornare, non è poi così tanto lontana ma forse mi spaventano un po’ tutti questi attentati!
    Non mi dispiacerebbe vedere Little Venice, Primrose Hill (adoro i giardini e le aree verdi in generali) e … la street art, un amore molto recente! 🙂

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  4. FLAVIA

    Bravo, sei il primo (credo) italiano che pronuncia bene GRENIC! 😀 In realta’ basta salire sul bus o prendere la metro diretti in quella zona, per sentire la voce dell’altoparlante che lo pronuncia in maniera corretta, eppure tutti continuano a dire GRINUIC 😀
    Immagino vi sarete sfiancati in 3 giorni con tutti quei km!

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    1. Stefano

      Thanks! Sì, ci siamo ammazzati a piedi e sì, ci provo a studiare le pronunce, anche se il ‘grinuic’ è sempre dietro l’angolo!

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