Museo Vasa Stoccolma

Ovvero come fare business con un fallimento epocale: il Museo Vasa a Stoccolma

Tutto accadde il 10 agosto del 1626. Immaginatevi la scena: siete in piedi, un po’ infreddoliti, su un molo del porto di Stoccolma. E’ mattina e c’è grande festa in città, sono salpate decine e decine di navi da guerra, le vedi all’orizzonte, qualcuna già in mare aperto, confusa nel cobalto, e lo sfondo del cielo più chiaro. Una fra tutte, la più bella e maestosa, è il vascello Vasa. E’ ancora ben visibile, un trialbero imponente e altissimo, il castello di poppa sembra una casa, un palazzo, e va, va, verso il mare.

Il Vasa in uno dei suoi (pochi) momenti migliori
Il Vasa in uno dei suoi (pochi) momenti migliori

Va? Oddio, non è che vada così bene a dire la verità: ora ondeggia un pochino, in effetti. Va un po’ meno bene delle altre imbarcazioni. Insomma, beccheggia parecchio, rallenta, ora si inclina e prende acqua… Non fai in tempo a gridare: “Oh, il Vasa, oh, maremma!”, che il Vasa affonda.

In altre parole, il Vasa, non va, cioè non andava. La storia è tutta qui: un fallimento epocale. Epic fail per i regnanti svedesi (i Vasa appunto, che fantasia). Rendetevi conto: anni di lavori, maestri d’ascia e carpentieri a sfare, duemillemila cannoni, progettisti e spese pazze e poi al varo – sì, signori – al varo, la nave gli affonda a 300 metri dal porto, perché progettata male. Gente che muore a grappolo. In pratica, da quello che ho capito io, hanno fatto la nave troppo alta, troppo pesa, troppo bella, con troppi cannoni, e troppo stretta e lunga. Pescava molto, è bastato un po’ di vento: ha iniziato a beccheggiare di brutto (fare su e giù come una gondola di plastica dorata), ha iniziato a imbarcare acqua dai ‘buchi’ per i cannoni (avranno certamente un nome ma non me lo ricordo) ed è colata a picco in men che non si dica.

Tipica ironia di stampo svedese, qui in un manifestino commemorativo ufficiale. La scritta dice: “Ops, forse non dovevano mangiare tutte quelle polpette. Venite a ridere di noi su vasamuseet.se”
Tipica ironia di stampo svedese, qui in un manifestino commemorativo ufficiale. La scritta dice: “Ops, forse non dovevano mangiare tutte quelle polpette. Venite a ridere di noi su vasamuseet.se”

Ma passati 300 e oltre anni, cosa non si sono inventati questi astuti svedesi? Invece di cospargersi per sempre il capo di cenere, e appendere le barche al chiodo, hanno riesumato il relitto e dopo anni e anni di complicatissimi restauri che i puzzle Ravensburger in confronto sono niente, ci hanno fatto un museo. E che museo. Inserito in una delle zone più belline di Stoccolma, è un edificio in legno e cemento, che mima anche dall’esterno la “navalità” del contenuto. Dentro hanno rimontato, letteralmente pezzo per pezzo, il 95% del vascello.

Museo Vasa

Ora, io fin da piccolo sbroccavo con le costruzioni, e quindi per me entrare nel Vasa Museum è stato un po’ come tornare bambino (e scemo, ma quello diciamo lo ero e lo sono sempre stato). Il museo è ricchissimo di informazioni, c’è un cartiglio su tutto che spiega in 114 lingue termini tecnici, funzioni e storia di ogni singolo legnetto ripescato dal fondo dell’oceano.

Per i maniaci c’è anche un video introduttivo a rotazione anche questo multilingue. Noi siamo riusciti a beccare ¾ di quello in inglese e ¼ di quello in cinese. Consiglio soprattutto la visione di quello cinese, si capisce comunque quasi tutto dalle immagini, ma osservare frotte di cinesi – bambini e vecchi – interessatissimi alle azioni di recupero dei palombari svedesi è una di quelle cose che solo un mondo globalizzato, post-moderno e parecchio cazzaro ti può regalare.

Museo Vasa

Insomma se siete sempre un po’ pischelli dentro, o il mare vi incuriosisce o affascina, se siete dei cultori degli epic fail nella storia o semplicemente vi volete rilassare un paio d’ore facendo sgranare gli occhi ai vostri pargoli, il Vasa Museum è un bel museo da visitare, e la nave, anche se progettata male, è davvero uno spettacolo.

Se volete più informazioni di quante sia possibile incamerarne dalla mente umana, trovate tutto qui, con la solita ironia svedese.

Ah, come si dice in Svezia, viva la Fika! 

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