L’isola d’Elba o meglio il Principato dell’isola d’Elba, come piace ricordarlo a noi nostalgici dell’Imperatore, è qualcosa di più di un’isola. Per ogni toscano dell’entroterra l’isola d’Elba è l’ “Isola”. Quella dove almeno una volta tutti sono stati, quella che se hai il parente ricco ti ospita in casa, quella del mare bello e del traghetto ‘veloce’ – veloce un corno, forse rispetto alle traversate per Corsica e Sardegna, ma pur sempre a rischio scanamento per il sottoscritto.

Isola d'Elba cartina

Dopo la mia dichiarazione di amore per la Maremma, proseguo quindi in perfetta autarchia vacanziera, e rimanendo in Toscana, mi rammento della perla di ferro: l’Elba. Quante volte nei vischiosi anni ’80, con la Panda di famiglia, abbiamo macinato chilometri in direzione di Piombino? Quante volte la vista di Portoferraio è stata salutata dai miei genitori come dai marinai di Colombo, stremati dalle mie lamentele e richieste di fermata ogni 12 minuti per pipì, popò, acqua, nausea, canzoni dello Zecchino, ecc.?

Nella mia memoria il viaggio verso l’isola si confonde con la fantasia. Piombino è il basamento su cui poggia la mia personale mitopoiesi isolana: una città di operai, di gente dura come la ghisa, compagni e fratelli di altoforno (i miei abitavano a San Giovanni Valdarno, altro “fu” polo siderurgico). In un clima di transumanza estiva, nell’Italia di Superclassifica Show e Bimbomix, ricordo le interminabili file prima di incastrare la macchina nella pancia delle navi, la paranoia dei miei per capire gli orari e fissare il traghetto, le battute con gli altri dannati turisti in fila sulla banchina. In realtà qui le cose si confondono e le immagini si mischiano con le code in autostrada in uscita da Atlanta, con l’orda zombie che insegue la brava gente.

Insomma avete capito, il clima generale è quello: fratellanza, bestemmie, panini con mortadella sudata dal caldo, damigiane legate sui tettini delle Pande, fucili a pompa, e tanta voglia di partire per un rifugio dalla modernità mortifera del lavoro e dell’entroterra. No, forse fucili a pompa, no, non ricordo.

Le code a Piombino per imbarcarsi, anni '80 circa.
Le code a Piombino per imbarcarsi, anni ’80 circa.

Insomma, l’isola d’Elba non è solo un’isola fantastica, inserita in uno degli arcipelghi più suggestivi d’Italia, no, è anche un pezzo di memoria impiastricciata di sabbia, acqua brillante e scheggioline di biglie di plastica, quelle con dentro la foto di Moser. E ora che sono uomo – ripeness is all, d’altronde –, posso ritornare sull’isola confortato da nuove compagnie e nuove capacità critiche e consigliarvi almeno tre posti da non perdere, direi anzi da vedere per forza.

Prima di tutto: come arrivarci? Piombino è sempre lì, forse meno comunista di allora, ma grazie a Dio e alla potenza del webbe, oggi non ci si deve più sbattere impazzendo tra tabelloni orari stalinisti o baracchini sul molo, come facevano i miei: esistono modi migliori per prenotare traghetti per l’isola d’Elba.

Una volta sbarcati, le cose da fare e da vedere sono tantissime. L’Elba è un’isola che va girata, a piedi e in moto secondo me, e ogni angolo si nasconde un luogo da visitare. Detto questo però, per non correre il rischio di scrivere un trattato in sei volumi, mi fermerò al mio best three: Musei napoleonici, Fetovaia e Cavoli (non per forza in quest’ordine). Una scelta assurda e inflazionata? Forse, ma qui il criterio guida è quello della memoria, e dunque anche la selezione, permettetemi, è parziale!

1) La spiaggia di Fetovaia

La spiaggia in un raro momento poco affollato
La spiaggia di Fetovaia in un raro momento poco affollato

Arci-mega-stra-famosa ma sempre degna di una visita. Nel versante sud-occidentale dell’isola: è qui che io ho imparato a fare il bagno con la maschera. Si raggiunge abbastanza bene, è a circa 10 km da Marina di Campo. Occhio però: EVITATE di andarci a luglio e agosto, altrimenti la spiaggia vi andrà per traverso. E’ affollata e il parcheggio è un incubo costoso e fitto. Fetovaia è una spiaggia di lusso, nel senso che la si gode alla fine di maggio o alla fine di settembre, la mattina presto, quando non c’è nessuno. Durante la stagione c’è un po’ di spiaggia libera e anche una parte di stabilimenti, ben affollati. Per i bambini si trova di tutto. Inutile dire che nelle giornate buone l’acqua fa una piscina turchese con fondo bianco, ed è magnifica.

2) La spiaggia di Cavoli

La spiaggia di Cavoli, ma senza happy hour
La spiaggia di Cavoli, ma senza happy hour

Un’altra tappa obbligatoria delle famiglie all’Elba. A Cavoli però ci sono tornato da grande, con gli amici. E’ incastrata tra Marina di Campo e la frazione di Seccheto e ci sia arriva da Marina, facendo la litoranea. Non è enorme, saranno 300 metri: fondo bianco, fatta di polvere di granito abbastanza grossa e per questo grata a chi non vuole impanarsi troppo sulla battigia. E’ bella? Sì, è bellissima. Macchia mediterranea tutto intorno e beach party e aperitivi la sera. Nei mesi più frequentati al calare del sole c’è davvero un bel giro di ragazzi e ragazze, ma di giorno va benissimo anche per le famiglie. Lato ovest, dopo alcuni scogli ben evidenti, si trova una “sezione” di spiaggia più piccola, e lì di solito c’è meno movida. In genere il “macello” è leggermente inferiore rispetto a Fetovaia, ma lo stesso il parcheggio può essere un’agonia – l’unica è andarci in bassa stagione e lasciare comunque la macchina lungo la strada, scendendo a piedi. Anche qui: l’esperienza finale dipende molto da cosa ci si aspetta e da quando si va. Oggi non ci tornerei la prima settimana di agosto, ma volete mettere essere in vacanza da soli, qui, con gli amici, a vent’anni?

3) Villa di San Martino e museo I Mulini

La villa in tutto il suo modesto splendore
La villa San Martino in tutto il suo modesto splendore

Villa San Martino e I Mulini sono i luoghi elbani segnati dal passaggio del più grande uomo: Napoleone. Va bene, questo è un ennesimo cedimento alla mia ossessione napoleonica, alimentata da memorie stendhaliane e rigurgiti letterari russi.

Ma davvero volete perdervi l’occasione di visitare i luoghi dove Napoleone, il più cazzuto francese di ogni epoca, ha vissuto – di fatto in esilio – per dieci mesi? L’isola d’Elba hanno provato a regalargliela, e lui l’ha presa e governata, salvo poi preparare un ritorno in patria degno del finale di Breaking Bad e (ri)fare il culo a tutti.

Immancabilmente lo Stato-matrigna-italiano negli ultimi anni ha lasciato un po’ (parecchio) andare i luoghi napoleonici, che di fatto sono due musei: I Mulini, in Piazza Napoleone a Portoferraio e la Villa San Martino nella località omonima, sempre nei dintorni di Portoferraio. Le info ufficiali, purtroppo, si trovano solo qui, anche se nella rete alcuni siti raccontano l’esperienza.

Mi risulta si possa fare il biglietto combo, e tra i due è quello dei Mulini ad essere un museo vero e proprio, anche se per me, vale la pena soprattutto la villa. Quando ci andai da piccolo per me (che avevo studiato Napoleone da poco) fu una vera avventura. La villa infatti è modesta nelle dimensioni, ma napoleonica fino all’osso. Decadente, deprimente a tratti, perfino snobbata dal turismo vacanziero dell’isola – a parte qualche francese in cerca di gloria patria –, la villa respira e vive dentro la Storia ed è circondata da una bella natura mediterranea. Non aspettatevi chissà cosa, anche la Galleria Demidoff (ospitata all’interno), descrivibile come una sorta di piccola collezione di memorabilia napoleoniche, è ora piuttosto spoglia. Un peccato certo. L’avessero in Francia questa villa sono sicuro che gli italiani ci andrebbero in gita scolastica.
Che dire? Si paga anche il parcheggio, ma allora perché andarci? Perchè questo posto ha fascino, un fascino tutto suo, per me, da vendere.

Per le foto di questo post si ringraziano: philTizzani (Fetovaia), Civvì (Cavoli),  Edisonblus (Villa San Martino).

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Un commento su “Isola d’Elba: Napoleone, Fetovaia e Cavoli

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