Visitare il Miglio Sacro e il Rione Sanità

Ci sono sempre stereotipi da sfatare quando si viaggia. E luoghi da vedere che ti cambiano: in questo caso luoghi “comuni“, nel vero senso della parola. Come un quartiere che nel resto d’Italia gode di una pessima fama, come Napoli, del resto. Quando abbiamo detto agli amici: “Noi andiamo a Napoli”, già qualcuno si è accigliato un pochino.

Qualcuno ha detto “Mi raccomando, del centro evitate il Rione Sanità“. E invece noi nel Rione Sanità ci siamo voluti andare. Abbiamo proprio voluto visitare il Miglio Sacro e il Rione Sanità a Napoli perché quello è un luogo “comune“, dove vive la gente “normale“, da vedere.

Ci siamo voluti andare perché fuori dal quadretto pittoresco e decadente fatto di lenzuola stese nei vicoli, di motorini in tre o in quattro per volta, e di problemi reali (nessuno li nega, eh!), proprio nel Rione Sanità è nato un progetto che volevamo raccontare. E’ quello della cooperativa sociale La Paranza.

Sono persone, giovani soprattutto, che hanno deciso di aiutarsi “da soli”, iniziando un cammino in salita che parte dal far vedere cosa è il Rione, farci soggiornare le persone (vedi le idee di Casa del Monacone e Casa Tolentino), e finisce con il mettere in piedi una delle attrattive turistiche meglio organizzate della città.

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Una delle vie del Rione Sanità

COSA VUOL DIRE ATTRAVERSARE IL “MIGLIO SACRO”

Solo percorrere un pezzo di strada a piedi, tutto qui: un percorso lungo un miglio, appunto, dalla tomba di San Gennaro al suo Tesoro. Eppure in questo tratto di Napoli c’è la sintesi della sua anima contrastata, fatta di bellezza e confusione, dignità, rispetto, sofferenza, anche. L’epitome di una contraddizione secolare, miseria e nobiltà per dirla con Scarpetta e Totò.

Così, dopo una bella salita mattutina a piedi, io e Gaia ci siamo trovati in Via Capodimonte 13, accanto alla Basilica del Buon Consiglio su di una collinetta appena sopra il centro storico di Napoli – l’inizio del Rione Sanità.

Enzo, uno degli organizzatori ci ha accolto e spiegato in breve il significato del progetto: far conoscere il Rione e far visitare le Catacombe di San Gennaro, ogni domenica mattina, basta prenotare.

LA PRIMA PARTE: LE CATACOMBE DI SAN GENNARO E LA BASILICA DI SAN GENNARO EXTRA MOENIA

Con una guida – bravissima – abbiamo iniziato il percorso dalla Basilica dell’Incoronata. Attraverso un piacevole giardino di agrumi si scende nelle Catacombe di San Gennaro. Risalgono al II secolo d.C. e sono su due livelli, entrambi affascinanti e spettacolari. Qui ha transitato il corpo del Santo e sono state sepolte centinaia di napoletani di un certo rango. Affreschi stupendi e clima adatto agli appassionati di antichità e misteri (come il sottoscritto).

L’uscita delle catacombe sbuca di fatto nell’ospedale di San Gennaro dei Poveri, proprio nel quartiere Sanità ed è attaccato all’ingresso della basilica paleocristiana di San Gennaro Extra Moenia (cioè “fuori le mura”), che abbiamo visitato.

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Uno scorcio delle Catacombe di San Gennaro

LA SECONDA PARTE: IL CIMITERO DELLE FONTANELLE, LA BASILICA DI SANTA MARIA DELLA SANITA’ E LE CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO

Camminiamo nel quartiere, osservando tutto, magnifici palazzi, piccoli abusi, splendori barocchi e graffiti contemporanei. In salita, al rarefarsi delle case infiliamo l’ingresso  – antro sarebbe una parola più appropriata – del Cimitero delle Fontanelle.

Per me è stato uno shock micidiale. Mai visto nulla di simile. Spaventoso, grottesco, gotico, morboso. E’ religione? E’ religiosità? E’ un guazzabuglio di superstizione, folclore, santeria? Dovrebbero chiuderle? Dovrebbero portarci milioni di turisti da tutto il mondo? Non lo so, ma vedere migliaia e migliaia di teschi e ossa, così, en plein air, polverosi, abbandonati, o ancora peggio, puliti, lucidati “adottati” da qualche famiglia, con le monetine in testa o le collanine, e i ghigni sardonici di una morte terribile, morte di peste e di colera.

Quando siamo usciti il vocio del Rione e la confusione del mercato settimanale mi sono sembrati un balsamo: ero inquieto e mi risuonava un fastidioso memento mori in testa, accompagnato dalle spiegazioni, dettagliatissime, della nostra guida. “Eh, sì, signori, Napoli è anche questo”.

Cimitero-Fontanelle
The horror… The horror… Il cimitero delle Fontanelle

Camminiamo ancora, e in uno di quei rivolgimenti che ormai abbiamo imparato ad aspettarci da Napoli, entriamo nella Basilica di Santa Maria della Sanità, meglio nota come la Chiesa di San Vincenzo ‘o Munacone (padre Vincenzo Ferreri, frate domenicano patrono del Rione). Pittura napoletana e sfarzo, ori, luce, barocco. Da qui un nuovo twist, un nuovo ribaltamento o conferma di un connubio tra vita e morte, eccesso e decadenza che a quanto pare è nell’anima stessa della città. Scendiamo nelle Catacombe di San Gaudioso. Di nuovo siamo dentro un romanzo gotico, di nuovo morti e scheletri murati, di nuovo una vera e propria danza macabra al posto di semplici sepolture.

Usciamo dal mortifero, e questa volta definitivamente, sia io che Gaia affascinati e provati da così tante “cose” viste in poco tempo. Storditi quasi da un angolo di Napoli che doveva essere “pericoloso” e che si rivela invece uno degli highlight (come direbbero i raffinati) del nostro viaggio.

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Arte murale, vicino alla Basilica di Santa Maria della Sanità

LA TERZA PARTE: IL QUARTIERE, I PALAZZI, LA PORTA DI SAN GENNARO

Si cammina, ancora, in mezzo alla gente, in mezzo alle bancarelle, alle verdure, al suono di glottidi incomprensibili per me. Qui misuro cosa voglia dire un dialetto che in realtà è un’altra lingua: non capisco niente di quello che dicono di noi, e con le nostre macchine fotografiche sembriamo un po’ degli alieni in mezzo alle automobili ammaccate del Rione.

La guida spiega e ci rammenta perché abbiamo deciso di visitare il Miglio Sacro e il Rione Sanità a Napoli. Ci porta al Palazzo settecentesco progettato da Ferdinando Sanfelice, proprio nel mezzo del Rione. Bellissimo. Un capolavoro barocco ineguagliato, con una scalinata straordinaria e due ali, due fiancate, come un falco. Qui, nel mezzo del Rione. E poi il Palazzo dello Spagnuolo, simile e diverso, ristrutturato, mentre il primo è un po’ (troppo) fatiscente.

E poi pochi passi e scorgiamo la chiesa di Santa Maria dei Vergini, e più avanti la porta più antica di Napoli, quella che avrà sicuramente attraversato Andreuccio da Perugia venendo da nord, con lui sopra, San Gennaro, che prega, prega… per Napoli? Per la Sanità? Per noi che lo osserviamo, finito il tour, in contro sole, stupefatti dalla bellezza complicata di questa città?

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Rione Sanità, Napoli, Italia
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29 commenti su “Visitare il Miglio Sacro e il Rione Sanità a Napoli

  1. Monica Torriani

    Si parla troppo poco di Napoli e, quando lo si fa, è per episodi di cronaca e criminalità. Il tuo post è la dimostrazione che ci sarebbe molto di interessante di cui raccontare, anche su altri fronti.

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  2. Lucialesley

    Io ho origini Napoletane e quello che dici di Napoli é assolutamente vero! Purtroppo le cose brutte…i problemi…ci sono e i turisti sono intimoriti, non gli si può dare poi così tanto torto! Ma se hai coraggio di guardare oltre, te ne vai da Napoli molto più ricco di quando sei arrivato!

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  3. Paola

    Che bella esperienza! Io sono stata un paio di volte a Napoli da piccola ma con mio marito è tanto che diciamo di volerci tornare (lui non c’è mai stato peraltro).
    Molto coinvolgente questa passeggiate e sicuramente fa entrare dentro la vera Napoli. Credi possa essere fattibile anche con i bimbi questa visita guidata? (nostro figlio ha 6 anni..)
    Grazie!

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    1. Stefano

      Decisamente sì, è fattibile. Certo alcune parti possono sembrare noiose per un bambino, ma se i genitori sono coinvolti… basta giocarsela sul “mistero” e sull’avventura “archeologica”… Unico dubbio lo avrei sul cimitero delle Fontanelle. Lì alcune cose sono davvero da film horror…!

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  4. sabrina barbante

    Napoli ha una magia tutta sua… speciale! Grazie per averci accompagnate 🙂 Non ho ancora scritto molto di Napoli, per quanto ci sia stata. Forse mi sono sempre mancati gli strumenti per decodificarla e capirla meglio

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  5. In viaggio con Dorothy

    Wow!il cimitero delle fontanelle è curioso…come dici tu:non so se è religione o altro..ma senza dubbio una cosa interessante e dal sapore un po macabro..l iniziativa di questi ragazzi è ammirevole ed è giusto pubblicizarla!

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  6. La Folle

    Bella l’iniziativa dedicata a questa parte di Napoli messa da parte. Io ci ho semivissuto per tre anni e ci sono anche tornata da turista, ma non mi sono mai avventurata da quelle parti. Che paura il cimitero O.o

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  7. Michela

    Ciao, io sono stata a Napoli ad agosto e lo ammetto, non è stato amore a prima vista, come poi ho scritto in un articolo.
    Però anche io ho dedicato una mezza giornata al Rione Sanità, visitando le catacombe di San Gennaro proprio grazie ai ragazzi de La Paranza. E ho amato questo lato di Napoli. Quello dei ragazzi attivi, che vogliono cambiare, nonostante le mille difficoltà. Vogliono un futuro, ed è a loro che io lo voglio dare. So che la mia fiducia in loro è ben riposta, cercare di cambiare le cose in certe situazioni richiede coraggio e forza. E va premiato.
    Ed è anche grazie ai racconti come questo che li possiamo aiutare, facendo conoscere a tutti la loro iniziativa e ascoltarli raccontare la bellezza di questi luoghi…

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    1. Stefano

      Sì, loro dicono che è “nelle tenebre che inaspettatamente si rivela la luce”, ed è vero. Il progetto nasce proprio in un quartiere difficile ed è immenso il lavoro che fanno tutti i giorni.

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  8. camilla

    Non sono mai stata a Napoli a differenza invece dei miei genitori che hanno avuto il piacere di visitarla parecchi anni fa.
    Sicuramente è una città da scoprire e non sottovalutare, visto che molti ne parlano sempre più spesso male.
    Complimenti per l’articolo!

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  9. Sabrina Balugani

    Napoli dovrebbe essere una città da visitare e il tuo reportage lo dimostra appieno. Hai toccato con mano quelle realtà che si conoscono solo per sentito dire o nella peggiore delle ipotesi, quando succedono fatti di cronaca. Farti i miei complimenti è scontato ma li meriti tutti …

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  10. The Lazy Trotter

    Mamma mia!!! Mi ha fatto crescere un voglia e un desiderio fortissimo di tornare a Napoli, una delle citta’ piu’ passionali e belle al mondo!! Calcola che ho gia’ fame al solo pensiero!

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  11. Mariacarla

    Ciao soprattutto qui al nord abbiamo una visione molto distorta delle città del sud. Quando sono stata a Napoli l’ho apprezzata in tutte le sue sfaccettature

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  12. Laura

    Ciao sono di Napoli e ti ringrazio per questo articolo che ci hai dedicato. Attraverso il tuo racconto mi sono emozionata e pur essendo napoletana e conoscendo questi luoghi che hai descritto nei minimi particolari ho rivissuto quella atmosfera che so noi napoletani siamo capaci di creare. Grazie mille per aver sfatato la brutta reputazione che la nostra città porta nel mondo.

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