Thailandia: regole, etichetta, costumi e guida di sopravvivenza civile

Vi propongo in questo post una micro guida al mondo thai, una bussola culturale per non essere  sbeffeggiati durante il vostro soggiorno! In altre parole quello che le guide non dicono (quasi) mai sulla Thailandia: regole, etichetta, costumi e guida di sopravvivenza civile.

Come sempre ho scritto troppo. Chi, spezzandomi il cuore, volesse scorciare l’intro e andare direttamente al sodo, può farlo senza perdersi nulla di utile semplicemente saltando il pezzo in corsivo. (Non fatelo!)

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La Thailandia è bellissima, la Thailandia è strana. Come molti paesi asiatici — anche se il turismo di massa l’ha scoperta da diverso tempo — la Thailandia è rimasta molto, molto, molto diversa dal così detto mondo occidentale. Vuoi perché il popolo thai ha dovuto lottare in diverse occasioni storiche per la propria indipendenza o per la ricchezza di tradizioni etniche particolari, o ancora per la forza del Buddhismo theravada, i thai sono un popolo fiero e non si fanno “assimilare” dalle culture egemoni dell’aria asiatica, ovvero cinese e giapponese. Per questo per me arrivare in Thailandia è stato ancora, nonostante le orde di turisti, una scoperta e un mistero.

Gli inglesi la chiamano culture shock, quella sensazione di meraviglia, spaesamento, stordimento quasi, che il viaggiatore prova nel momento in cui, catapultato in un paese straniero, si ritrova ad affrontare i mille aspetti della vita quotidiana, diversi da paese a paese. In Thailandia questo “trauma” culturale io l’ho provato, ma con un vantaggio: ci vogliono bene quasi subito. Lo straniero, ovvero il farang in lingua thai, gode di un certo status e di rispetto. Non pensavo di affermarmi nei meandri delle gerarchie thai, ma mi sono accorto di godere di un certo pregiudizio al contrario, cioè positivo. Nel 99% dei casi ogni thailandese che ho incontrato mi sembrava bendisposto nei miei confronti. Mi sono accorto anche però che il passaggio da un benevole rispetto al più totale disprezzo è molto rapido e spesso passa per qualche boiata culturale (inconsapevole) che ho fatto, davanti agli occhi indignati del thailandese di turno.

Sapere cosa fare, o come farlo è una delle abilità più difficili da maneggiare, perfino a casa propria, figuriamoci in viaggio. In Asia poi sono molto attenti alle regole e il “perdere la faccia“, ovvero comportarsi come un bischero in pubblico, è una delle cose peggiori, un po’ ovunque, dalla Cina al Giappone, e la Thailandia non fa differenza. Modestamente io sono un ambasciatore della bischeraggine nel mondo e per questo sono terrorizzato dalle svarionate culturali (che puntualmente faccio).

Non vorrei esagerare, ma agire bene secondo me, anche nelle piccole cose, testimonia poi la ricerca di un buon karma — in Thailandia ci sono fissati. E se anche le mie incarnazioni precedenti fossero state quelle di un cinghiale maremmano e di un furetto nevrotico (temo sia la triste verità), questa non mi sembra una buona scusa per non migliorare la mia posizione attuale. 

Insomma, conoscere un po’ più di quello che dicono le guide generaliste è una delle mie fisse, soprattutto per quanto riguarda abitudini, etichetta e vita quotidiana della gente.

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Il wai, il sorriso e il corpo umano

Il wai, o saluto tradizionale

Non è possibile non incominciare da qui. Lo vedrete migliaia di volte e la Thai Airlines l’ha reso famoso come strumento di marketing. Non è solo un saluto, è rispetto. E ci sono molti modi di farlo. In generale più ci si abbassa e più le mani vanno alte a coprire la faccia e più ci si prostra di fronte al proprio interlocutore. Noi farang siamo un po’ esentati dal conoscere tutte le infinite sfumature del wai: basta giungere le mani davanti al viso, tra il collo e la bocca, e piegare un pochino la testa, velocemente e senza imbarazzo. Vedrete, fa miracoli con le persone! Una nota per me incomprensibile all’inizio. Quando facevo wai a tutto spiano, a tutti, in diversi mi sembravano imbarazzati a morte. Ed era così. Ci ho messo un po’ a capirlo. La società thai è rigidamente gerarchica. Se un turista occidentale in un albergo mediamente lussuoso si mette a fare un wai al ragazzo che porta i bagagli, passa da scemo, lui (il turista, cioè io) e purtroppo anche il ragazzo, che si imbarazzerà tantissimo. Da ricordare: ai monaci si fa sempre un bel wai, ed è meglio non toccarli mai. Assolutamente vietato dargli una bella stretta di mano e magari una pacca sulla spalla! Specialmente le donne non devono MAI toccare un monaco. In genere e in pubblico, monaci o meno, i contatti fisici uomo donna vanno evitati. I thailandesi si imbarazzano. Non pomiciate in strada, please.

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Sorrisi informali e pannocchie. Thailandesi in pausa al mercato dei fiori di Bangkok

Il sorriso

No, i Thai non sono imbecilli, non ridono per cortesia e basta, e non hanno una paresi facciale: sorridono per infiniti motivi: perché ridere apertamente è considerato sconveniente (spesso quindi il loro è un sorrisetto divertito, magari dalla mia goffaggine), oppure perché si sentono imbarazzati dalla presenza dello straniero o per ringraziare, o per altri diecimila motivi… Insomma perché ridono? Perché è una gran bella abitudine! Molto meglio di, che so, scaracchiare a terra. Oltre al sorriso fate sempre, quando potete, qualche complimento. Piace molto, e in certe occasione è richiesto. Se poi dopo un sorriso fugace non sapete come chiamare o fermare qualcuno fatelo usando la parola Khun, si pronuncia come si scrive ed è intesa come rispettosa dell’interlocutore.

L’uso del corpo in sintesi

I piedi sono la parte più basse e sporca (generalmente) del corpo. Non si toccano, non si usano (per indicare, spostare gli oggetti, calpestare cose, ecc.) e non devono puntare verso i templi o le immagini del Buddha o anche le persone di rispetto. Le mani e il toccarsi seguono una regola simile: si tocca chi conosciamo e mai gli estranei e in genere può “toccare” chi ha uno status superiore (es. un anziano, ecc.). Infine la testa: è sacra, è importante e non si tocca quella degli altri. Perfino i cappelli, per associazione con la testa, sono importanti! All’entrata di un tempio a Chiang Mai ho messo il mio cappellino sopra le scarpe, fuori dal tempio. Mi hanno cazziato. Non mettete i vostri cappelli o berretti in terra se potete, e mai vicino o sopra le scarpe! Last but not least, non vi mettete a urlare o ridere sguaiatamente, quelli che in genere sentite farlo sono turisti cinesi. I Thailandesi li guardano come un male necessario (al turismo).

Venerati e venerandi. I monaci sono rispettassimo. Notate la posizione dei piedi!
Venerati e venerandi. I monaci sono rispettassimi. Notate la posizione dei piedi!

In una casa thai

Siamo stati invitati in una casa. Siamo stati fortunati. Questo è quello che ho capito ragionando con vari soggetti in loco. Mai andare vestiti di nero a una festa o in casa. Mai, MAI, entrare in casa di qualcuno con le scarpe. La soglia è inviolabile. Se portate un regalo è ottima cosa, e che sia impacchettato nel modo più pazzesco e meraviglioso possibile. In Thailandia amano i pacchetti. E spesso i regali non si aprono davanti a chi li porta, quindi non stupitevi se la vostra spaziale scatola di cioccolatini a forma di dinosauro viene accantonata appena consegnata (successo realmente).

Infine ricordatevi che in Thailandia ci sono spiriti dappertutto. In casa sono sempre presenti i phii ruan, membri della famiglia deceduti, ancora in giro da morti o comunque spiriti legati ai luoghi. Tutti quei tempietti e casine in miniatura? Sono case degli spiriti.

Spiriti (sicuramente maligni) che infestano una concessionaria di Bangkok (foto Gertha)
Spiriti (sicuramente maligni) che infestano una concessionaria di Bangkok (foto Gertha)

Mangiare e regole a tavola

La cucina Thai è tra le mie preferite e una delle più raffinate al mondo. Ci sarebbe da scrivere un’intera guida. Non parlerò però dei piatti, ma dei modi in cui si campa a tavola. Intanto la forchetta è diffusissima e anche se vi portano solo le bacchette (quasi mai, solo nei ristoranti di tradizione cinese), potete chiederla tranquillamente. Da un punto di vista formale a tavola sono tutti molto rilassati: certi ristoranti permettono anche di portarsi cibo da fuori e nei grandi shopping-mall potete prendere da mangiare un po’ dove vi pare (nelle vaste food court all’interno) e mangiarlo sostanzialmente dove vi preferite.

L'eroe di questo post in fila al magazzino Pantip Plaza di Chiang Mai. Notate le cosplayer intorno.
L’eroe di questo post in fila per il cibo al Pantip Plaza di Chiang Mai. Notate le cosplayer intorno.

Se a tavola o nelle vicinanze non trovate il sale… può succedere, i thailandesi salano con la nam pla, o salsa di pesce (sapida alla morte). Pasti fuori: paga SEMPRE chi invita, quindi occhio a fare gli splendidi con gli eventuali amici o amiche thai. Infine il piccante. Sì, ai thailandesi piace il sapore forte, per amore dei nostri antenati calabresi, evitate di fare come ho fatto io la prima volta, ovvero ordinare cose piccanti e poi lasciarle lì. Ho verificato che la cosa migliore è chiedere al cameriere: “Spicy? Very spicy?” Nei locali più frequentati ci sono indicazioni già nel menù, tipo il disegno del peperoncino vicino ai piatti “hot”. Se poi vi ostinate ad andare nei posti frequentati dai thailandesi o nelle bettole (noi l’abbiamo fatto), allora esiste anche il metodo religioso per combattere il piccante: un bel segno della croce a avanti!

Buddha, re e rispetto

Buddha

Volete veramente che qualcuno vi infami durante una visita a un tempio o magari essere invitati a uscire perché vi siete fatti una selfie abbracciati a un Buddha? Noi ci siamo andati vicini… Poi siamo rinsaviti. Le immagini e le statue del Buddha sono sacre. Non si usano per tatuaggi, magliette, poster… almeno in teoria. Non si dovrebbero comprare come soprammobili e dovrebbero sempre essere posizionate in alto, mai direttamente a terra. In Thailandia in particolare esiste un vero e proprio culto specifico delle immagini. Intorno al Palazzo reale di Bangkok troverete decine e decine di vecchietti che con un piccolo straccetto a terra dispongono delle icone, simili a piccoli ex-voto, in vendita. Non fatevi ingannare, non è un mercimonio. E’ una specie di compravendita sacra, di collezionismo devoto, di follia collettiva, dove tantissimi thailandesi comprano e indossano immagini sacre, medagliette e vere e proprie statuine dentro delle ampolle. Perché? Principalmente per buona fortuna, devozione, protezione. Molti sono amuleti e spesso hanno caratteristiche precise: uno per l’amore, uno per il successo negli affari, ecc.

Il re

Non prendete in giro i regnanti thailandesi! Anche se vi sembrano buffi e pomposi (un po’ lo sono, via…). La gente si offende a morte. Ci sono immagini dei regnanti quasi ovunque: foto poco rispettose, risate in faccia o atteggiamenti ambigui di fronte all’effige regale vi porteranno occhiatacce e disprezzo se non addirittura qualche cazziatone. Non so se avete presente le scene recentissime della morte di re Bhumibol!

Infine e c’entra poco con l’etichetta ma tanto con il senso di un viaggio in Thailandia , alcuni “consigli” da applicare nella vita di tutti i giorni a prescindere dall’incrocio di meridiani e paralleli al quale ci si trova. Io ci provo ad applicarli, non sempre mi viene bene. Sono i cinque precetti fondamentali del buddismo:

  1. Non uccidere (in tutti i sensi).
  2. Non rubare (in tutti i sensi).
  3. Non commettere adulterio o non tradire (nessuno, e possibilmente nessuna causa in cui si crede).
  4. Non mentire (MAI).
  5. Astenersi da ciò che altera la coscienza e il giudizio.

E che Buddha vi accompagni lungo il cammino!

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